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#IoRestoaCasa e…

L’hashtag “IO RESTO A CASA” è diventato virale. Le autorità istituzionali hanno unito la propria voce a quella di medici e scienziati raccomandando a tutti di stare in casa il più possibile e di allontanarsi soltanto in caso di reale necessità nella ricerca di mettere un freno al dilagare del virus. Ma gli effetti del Coronavirus non sono soltanto la paura di infettarsi e il panico per l’incertezza in cui ci troviamo. Esistono anche i cosiddetti “effetti secondari” che non sono di certo meno impattanti sulle nostre vite. Dal cambio repentino delle abitudini alla reclusione in casa, per esempio.

Costretti a condividere spazi e tempi in case che, mai come in questi giorni, ci sembrano diventate infinitamente piccole, mentre a sembrare grandi, a volte molto più grandi, sono diventati gli inquilini, l’uno per l’altro. “Le difficoltà sono tante– ammettono gli esperti – e condividere per tante ore un territorio limitato non è semplice: il tasso di conflittualità si alza moltissimo”. E allora c’è chi rivendica il proprio bisogno di privacy, chi, abituato a stare tante ore fuori casa per lavoro, reclama i propri spazi mentre su tutto campeggia il bisogno di ciascuno di fare le cose alla propria maniera. Certo occorre molta pazienza e altrettanta tolleranza per trovare una nuova armonia e non scaricare sul partner o sui figli tutto lo stress. Siamo passati dal «non ci vediamo mai» al «ci vediamo sempre» che diventa un passo insidioso per chi vive in due. Questa nuova realtà può avere un che di positivo per i più romantici, diventa l’incubo totale per chi ha relazioni turbolente, ma rischia di rivelarsi complicato anche per chi, in una normale routine — esco di casa, vado al lavoro, vedo qualcuno, magari palestra, appuntamento, dai aperitivo, rientro a casa… cinema?— gestisce un rapporto navigando più o meno serenamente sui suoi alti e bassi.

Una giornata è lunga e le occasioni di tensione sono parecchie, ancora di più se ci sono bambini piccoli. Una proposta può essere quella di avere delle mini pause. Quando è inevitabile la discussione, oltre a cercare di contenere il litigio nel tempo, un buon compromesso nei momenti più infuocati è quello di ritirarsi in una stanza e dividersi gli spazi finché le tensioni si abbassano. In generale, alternare la vicinanza e la lontananza ha un senso anche all’interno di un appartamento. Risulta evidente che per vivere meglio in questa condizione dobbiamo essere tutti più disponibili, evitando di discutere ogni volta e magari placando quella specie di contrattazione sindacale che molti fanno, del tipo: “Io ho lavato i piatti, allora tu stendi la biancheria”. Questa piccola guerriglia non ha spazio in un momento di emergenza, ora più che mai serve molta generosità. 

E mentre ci godiamo un momento di pausa suggerisco di effettuare telefonate o video chat con gli amici di sempre e con i famigliari che non abitano con noi. E’ un modo semplice, ma efficace che ci permette di affacciarci ad una finestra per una boccata di mondo esterno. Abbiamo bisogno, soprattutto nei momenti più difficili, di nutrirci di relazioni sane e di parole che possiamo digerire e accogliere. Confrontiamoci con chi vive la stessa situazione ma stacchiamoci dal monitor: facciamo una telefonata in più e un messaggio in meno. 

Poi cerchiamo di trovare dei momenti di convivialità tra chi vive con noi senza starci troppo addosso ed essere pesanti. Il caffè di metà mattina, la pausa pranzo, il break del pomeriggio possono diventare spazi privilegiati in cui fermarci dai rispettivi lavori e riprendere a parlarci, raccontarci che esperienza stiamo facendo, come ci sentiamo veramente, ritrovando così quell’intimità che la vita frenetica di ogni giorno ci costringe a sacrificare. Non soffermiamoci però su ciò che non ci va bene dell’altro, non prendiamo decisioni perché questo non è il momento giusto per farlo. Si tratta solo di aspettare e provare a distrarsi. Ciascuno coltivi i propri interessi, la felicità di una coppia si basa sul fatto che ciascuno dei due abbia delle passioni: disegnare, scrivere, leggere, riprendere a studiare…Se poi in casa ci sono anche dei figli piccoli e nella coppia entrambi lavorano da casa, l’atmosfera in un attimo può farsi elettrica. Meglio organizzarsi per la gestione dei figli: chi li intrattiene mentre l’altro lavora? Chi pensa a cucinare per pranzo e cena? Insomma la lite è dietro l’angolo. In alcuni casi questa fase può essere l’occasione per scoprire nuove dimensioni della vita famigliare, per condividere, appunto, più tempo insieme e riscoprirsi l’un l’altro. Così, per esempio, se in genere il marito sta sempre fuori per lavoro, in questi giorni può essere lui ad occuparsi della cucina sgravando di questo compito la moglie. Nelle famiglie dove, invece, sono già presenti alcuni problemi meglio darsi delle regole di convivenza e dividersi bene i compiti stabilendo, per esempio, chi va a fare la spesa, chi si stacca dal computer per far da mangiare, chi gioca un po’ con i bambini e così via. Altrimenti, questa convivenza forzata può diventare una miccia esplosiva.  

Tra i tanti problemi pratici delle famiglie in questi giorni, ci sono anche quelli di chi vive da solo ed era abituato a uscire spesso a fare serata con gli amici: le 24 ore di una giornata sembrano, il più delle volte durare il doppio. Per i più volenterosi è possibile organizzare una palestra fai da te in un angolo della propria abitazione. Tenersi in esercizio è fondamentale: il benessere fisico, si sa, è strettamente collegato a quello psicologico. 

Quando tutto sarà finito, cosa resterà di questa esperienza? Credo sia importante ritrovare una forma di ottimismo e di speranza ma basandosi su un atteggiamento di consapevolezza e responsabilità reciproca. 

Stiamo diventando più coscienti della nostra vulnerabilità e anche della reciprocità. Questa epidemia ci sta facendo capire che non basta pensare solo a noi stessi, che è importante il recupero del senso del noi. E poi dopo aver sperimentato questo senso di fragilità, avremo l’opportunità di apprezzare di più la vita. Questo è il mio augurio.

Con affetto, la vostra Tata

Photo by Danielle MacInnes on Unsplash

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Silvia Orlando De Martin

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