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Le buone notizie, in prima pagina!

Digitate la parola “instagram” su “google”, insomma provate a googolare instagram (selezionando la voce notizie). Ed ecco “Royal Wedding: le foto su Instagram”, “Ancora la parrucca?, Nadia Toffa risponde su Instagram”, “Carlotta Mantovan e Stella tornano a sorridere su Instagram”, “Pizza social per i clochard: è bufera su Instagram”, “Mara Venier mostra su Instagram la sua vita vera”, “Voci di crisi per i Ferragnez, Chiara Ferragni replica su Instagram” e avanti così. All’infinito. Come una curva logaritmica che tende all’infinito.

Insomma, esistiamo, sorridiamo, polemizziamo, mostriamo veramente noi stessi solo se lo pubblichiamo su un social che, come uno specchio da luna park, amplifica, distorce, riflette e allarga la nostra immagine. E allo stesso tempo la rende più vera e reale, donandole una dignità e un peso che prima non sembrava avere.

Se poi questa analisi viene applicata, come spesso accade nei titoli dei giornali, a vip, stakeholder, attori, re e principesse l’effetto finale sembra ulteriormente aumentato. Esagerato.

Ora cambiamo gioco: proviamo a googolare la parola “facebook”. I risultati ci sorprenderanno: “Attacco hacker a Facebook, come capire se i propri dati sono stati violati”, “Privacy, chiunque può spiare la tua pagina Facebook”, “Allarme Facebook, alcuni post rivelano sintomi di depressione”, “Facebook: Parlamento europeo chiede maggiori controlli su dati”.

I primi risultati dei circa 699 milioni trovati non ci restituiscono, insomma, un mondo patinato, di presentatrici e soubrette, ma lanciano – con toni per lo più allarmanti – notizie sulla vulnerabilità del social stesso, sulla sua pericolosità. Le risposte non paiono appartenere alla voce “gossip”, ma a quella delle notizie vere e proprie. E soprattutto a quelle delle bad news.

E se volessimo invece leggere solo good news? Cosa dovremmo fare? Leggere il blog (e i social) di “The Bright Side – Il Lato Positivo” – https://sidebright.wordpress.com che ospita solo buone notizie.

Nato da un’idea di Antonino Esposito, si sta allargando a macchia d’olio in tutta Italia, con un unico obiettivo: ricercare e valorizzare le buone notizie e le best practices portandole in prima pagina, conservandole in un “contenitore digitale” gratuito e liberamente accessibile. The Bright Side, poi, col suo “TG delle Buone Notizie” coinvolgerà – per il secondo anno – le scuole italiane perché anche in questo campo l’educazione è fondamentale. E quindi si educa: alle buone notizie e all’utilizzo digitale delle stesse.

L’idea è rivoluzionaria: le buone notizie, le notizie vere, le notizie reali esistono ed è giusto raccontarle. Anzi, necessario. Al pari delle bad news, dei fatti di cronaca nera, giudiziaria. Al pari di mille articoli scritti nell’illusione di non essere letti perché non sufficientemente tragici o apocalittici.

In realtà, osservando le nuove rubriche e i nuovi inserti giornalistici (on line e non) sembra esserci una rinnovata attenzione alle good news, una specie di desiderio di riscatto. Un desiderio di risalire la china, guardando con ottimismo e autenticità ai fatti di cronaca. Un po’ come ha deciso di fare il “Corriere della sera” con l’inserto settimanale “Buone notizie”.

Già, perché per cambiare il mondo bisogna anche cambiarne il racconto.

Annalisa D’Errico
Giornalista ed esperta di comunicazione

 

Photo by Anthony Tran on Unsplash

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Silvia Orlando De Martin

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