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Amici e nemici social

Avete mai visto “Il lato oscuro della rete”, il thriller del 2017 con la regia di Tommaso Cardile? Il titolo originario, forse ancora più esplicativo, è “Killer App” perché tutta la trama prende le mosse proprio da un’app alla quale la protagonista aggiunge la sezione “Nemici”.

Immediato il richiamo agli “Amici” di Facebook e a tutto il mondo della nuova comunicazione nel quale siamo immersi quotidianamente e che ci permea così tanto che a volte sembra difficile distinguere ancora ciò che è reale da ciò che è virtuale. Le due dimensioni spesso si intrecciano, sfumando l’una nell’altra.

Il film, oltre a evidenziare alcune tematiche legate al “deep web” – ovvero a una parte del web “nascosta” in cui vengono svolte varie attività, spesso non trasparenti se non addirittura illegali – ci mostra come possa essere difficile gestire la tecnologia. E come spesso la nostra privacy e le nostre informazioni personali rischiano di essere compromesse dal web o dai social.

Nulla di nuovo dal fronte, si potrebbe dire. Solo pochi giorni fa, infatti, Mark Zuckerberg è intervenuto sul caso Cambridge Analytica (51 milioni di profili sottratti all’insaputa dei diretti interessati e poi utilizzati per alcune campagne politiche) scrivendo sul proprio profilo: “Sono io che ho lanciato Facebook e sono io il responsabile di tutto ciò che accade sulla nostra piattaforma. Abbiamo fatto degli errori. C’è stata una violazione del rapporto di fiducia tra Facebook e le persone che condividono i loro dati con noi e si aspettano che noi li proteggiamo. Dobbiamo recuperare questa fiducia”.

E in effetti di fiducia e di responsabilità dobbiamo parlare quando ci sediamo di fronte a internet, soprattutto se accanto a noi ci sono i nostri figli. “Sarahah”, ad esempio, è nuova app molto in voga tra i teenagers creata con l’obiettivo di lasciare commenti diretti, ma in forma anonima: spesso il rischio è che si sconfini nel cyber-bullismo, con insulti gratuiti e offensivi. Simile a Sarahah è l’applicazione ASKfm, che permette di inviare domande a qualsiasi amico, in forma anonima o pubblica, e di seguire tutti gli amici che si vuole, per visualizzare le domande a cui hanno risposto. Di cosa stiamo parlando? Di voyeurismo? Di umorismo nero? Di timidezza? O forse di mancanza di rispetto in senso stretto?

In realtà noi comunichiamo quello che siamo, anche se i social possono rappresentare un filtro tra noi e quello che ci circonda. Ha quindi senso accusare quella tecnologia che è stata pensata e creata da uomini e donne come noi?

Di “lato oscuro” si parla anche in Star Wars – L’impero colpisce ancora. Qui Luke chiede a Yoda se il lato oscuro sia realmente più forte. “No! No! No… più rapido… più facile… più seducente…” risponde il saggio, ma non più forte.

Annalisa D’Errico

 

Photo by maxime caron on Unsplash

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